Our land our nature

by Luca Catalano Gonzaga

In Tanzania, nel distretto di Ngorongoro, le comunità Maasai affrontano una costante minaccia di sfratto dalla loro terra ancestrale a favore dell’ampliamento delle aree protette, dedicate al turismo dei safari e a quello super- elitario della caccia grossa. L’immigrazione forzata non è una novità per i Maasai. Durante gli anni ’50, gli amministratori britannici che avevano il potere in quest’area africana costrinsero la tribù a un esilio dal Parco Serengeti a Ngorongoro per far sì che flora e fauna potessero crescere liberamente, dando luogo al più famoso Parco Nazionale. Ora la storia potrebbe ripetersi: in questo caso sembra che la volontà di aumentare gli introiti del turismo sia la motivazione dei politici locali. Il Governo della Tanzania ha proposto un piano di riqualificazione delle zone di Ngorongoro che, secondo alcuni attivisti, potrebbe portare allo sfollamento di 80mila Maasai. Sebbene il loro stile di vita tradizionale fosse basato sull’allevamento del bestiame, oggi i Maasai hanno bisogno di praticare anche l’agricoltura. Conducono il bestiame da un pascolo all’altro, per dare all’erba la possibilità di ricrescere; un tempo, questi spostamenti erano garantiti da un sistema di proprietà collettiva della terra, che dava a tutti la possibilità di condividere l’accesso all’acqua ed ai pascoli. Adesso, stanno perdendo anche l’unica alternativa consentita, l’allevamento, poiché si fa sempre più scarso il terreno dedicato al pascolo mentre vengono raggruppate le comunità, che demograficamente stanno crescendo, in aree sempre più circoscritte. I Maasai si ritrovano così confinati nelle zone più aride e sterili del paese. Le interferenze delle autorità mirano a cambiare il loro sistema di accesso comunitario alla terra con la scusa di dare più spazio alla protezione della fauna, ma in realtà l’obiettivo è quello di intensificare il turismo d’élite. Oggi i nativi sono ridotti alla miseria. Capanne fatte a mano sono l’unico rifugio di questo antico e fiero popolo che per tradizione segue una vita a sé, con le proprie regole, e che ha un forte legame con la propria terra ancestrale. Una questione ecologica è diventata quindi una questione umanitaria. È giusto che sempre più turisti visitino i Parchi Nazionali, mentre i nativi sono spinti ai margini in condizioni di estrema povertà? (testo di Luca Catalano Gonzaga).