Gold fever

by Luca Catalano Gonzaga

L’oro del Burkina è divenuto il primo prodotto d’esportazione, superando anche il cotone. Nell’ultimo anno l’estrazione dell’oro in Burkina Faso è più che raddoppiata, rispetto all’anno precedente, con oltre 11mila tonnellate. Questi sono i risultai più che soddisfacenti ottenuti da una serie di riforme atte a migliorare l’efficienza degli addetti al settore e rendere meno costosa l’attività di sfruttamento delle miniere che, favoriti dall’ottimo andamento dell’oro in borsa, stanno conoscendo un periodo di crescita eccezionale. Ma nelle miniere aurifere del Burkina Faso, accanto agli ottimi risultati industriali ottenuti sono da registrare le pessime condizioni generali e di sicurezza nelle quali operano i lavoratori di molte miniere aurifere. Condizioni che hanno provocato recentemente violenti disordini innescati delle proteste dei minatori che esasperati dalle pessime condizioni e dal ripetersi degli incidenti sul lavoro sono scesi in strada per protestare. I cercatori d’oro infatti impiegano mezzi rudimentali e non c’è alcun sistema di sicurezza. Gli uomini avanzano a gattoni, lungo tunnel profondi 80 metri, puntellati con sacchi di terra e sbarre di ferro contro il rischio frane. Le donne e bambini si occupano della frantumazione delle pietre e la polvere, che si deposita ovunque, è altamente nociva per la loro salute. Il cercatore è tenuto a vendere l’oro, una volta trattato, alla società che detiene l’autorizzazione allo sfruttamento. Il Comptoir burkinabé des métaux précieux (Cbmp), organo statale che regolava i prezzi del settore, ha chiuso i battenti nel 2005 su ingiunzione di Bretton Woods. Il mercato dell’oro è ormai liberalizzato e sono gli stessi mercanti ad imporre i propri prezzi creando una situazione di monopolio. (testo a cura di Luca Catalano Gonzaga).