Donbass stories – Max

by Giorgio Bianchi

Decine di migliaia tra morti e feriti, oltre un milione di profughi. La guerra civile del Donbass ha letteralmente cancellato dalla cartina geografica intere città e villaggi, insanguinando, per la prima volta nel ventunesimo secolo, il suolo del continente europeo. Nonostante i numerosi cessate-il-fuoco proclamati nella città di Minsk la guerra continua ad infuriare a partire dal settembre 2014. Il conflitto, da allora, si è trasformato in una logorante guerra di trincea. Come ai tempi della Prima Guerra Mondiale, le offensive vengono precedute da estenuanti duelli d’artiglieria e si concludono, il più delle volte, con avanzate di poche centinaia di metri. A partire dal mese di giugno del 2016, l’intensità degli scontri si è improvvisamente riacutizzata, specie nella zona a nord-est di Donetsk, tra i villaggi di Spartak, Adiivka e Yasenavataya. E’ stato calcolato che ogni giorno, durante l’estate, i due contendenti hanno esploso fino a duemila colpi d’artiglieria pesante lungo tutta la linea del fronte. Max è un giovane miliziano di 21 anni che, appena maggiorenne, si è arruolato tra le milizie separatiste nei primissimi giorni dallo scoppio del conflitto. Prima della guerra Max era un giocatore di hockey professionista ed era solito spostarsi  settimanalmente, da una città all’altra dell’Ucraina, con la sua squadra per disputare le partite del campionato nazionale. Max è sposato con Irina, una ragazza di 19 anni con la quale si conoscono fin da adolescenti, che ha dato al mondo la loro primogenita il giorno seguente il terribile bombardamento notturno che ha investito la guarnigione di suo marito. Al momento Max si è congedato dall’esercito per trascorrere più tempo con la sua famiglia e per riprendere la sua carriera di giocatore di Hockey da dove l’aveva lasciata prima della guerra. (Testo a cura di Giorgio Bianchi).