Dadaab, hope for refugee

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Il campo profughi di Dadaab in Kenya è diventato il più grande del mondo e ospita circa 420.000 somali in fuga dalla siccità e dalla guerra. La Somalia è il paese nel Corno d’Africa più minacciato dalla carestia. Una guerra ventennale e la peggiore siccità degli ultimi sessant’anni hanno determinato il più grave disastro umanitario che si sta verificando nel mondo. quasi 2,85 milioni di persone hanno urgente bisogno di aiuti umanitari. Migliaia di somali si stanno dirigendo verso il campo profughi di Dadaab, situato nel nord del Kenya, a pochi chilometri dal confine con la Somalia. La speranza è sepolta lì, nel disfacimento delle baracche tenute insieme dalla disperazione di coloro che cercano di sfuggire alla carestia che ha colpito milioni di persone nel Corno d’Africa. Tuttavia, l’arrivo a Dadaab non è una garanzia di sopravvivenza, soprattutto per i bambini che sono malnutriti, malsani e vulnerabili. Nei campi profughi di Dadaab, in media 5 bambini muoiono ogni giorno in questo periodo di emergenza. C’è poi il problema della registrazione dei rifugiati; a partire da gennaio circa 1.700 rifugiati raggiungono il campo di Dadaab ogni giorno, ma l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati è in grado di registrarne al massimo 700 ogni giorno, con tempi di attesa anche di un mese. Non essere registrati significa non ricevere cibo, non avvalersi delle strutture sanitarie, non avere un posto dove gettare le basi per una nuova vita. Il riscaldamento globale, l’aumento della siccità e la conseguente desertificazione rappresentano un fattore decisivo per la migrazione di milioni di rifugiati ecologici in tutto il mondo. Secondo “L’ambiente e la sicurezza umana”, i rifugiati ambientali ammontano a circa 50 milioni e questo numero potrebbe aumentare fino a 150 milioni nel 2050. Una volta al campo di Dadaab, i rifugiati vengono fotografati per essere identificati da due ufficiali umanitari. Una lunga coda silenziosa, nessuno sorride, nessuno parla, nessuno spinge in avanti. Ogni giorno un migliaio di nuovi Somali attraversano il confine con il Kenya per fare la fila davanti al sito di registrazione dell’UNHCR. Fuggire dalla siccità, dalla guerra e dalla carestia significa marciare per ore nel soffocante calore africano. L’identificazione è il primo passo fondamentale per il sostegno. Questi ritratti sono stati realizzati, da Luca Catalano Gonzaga durante la sessione ufficiale per la fotografia segnaletica. Imbarazzo, vergogna, sorpresa e lacrime esprimono la paura e la speranza dell’umanità dimenticata. (testo a cura di Luca Catalano Gonzaga).

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Una selezione di fotografie dall’archivio di Luca Catalano Gonzaga è disponibile come stampe da collezione. L’obiettivo della vendita dele stampe è quello di contribuire alla realizzazione dei progetti fotografici di Witness Image, che narrano le grandi trasformazioni del nostro tempo.